
i pirati restano pirati, sempre. Si accontentano di poco. A volte di un prato verde o di un'onda blu. Si muovono. Né veloci, né lenti. la velocità è quella dei sogni, e certi sogni vorresti non finissero mai. Allora chiudi gli occhi e ti fai accompagnare anche oltre i confini del mattino. Infiniti contrasti vivono nel controluce, facendo il lavoro sporco, il lavoro vero. Non hanno compagna, non hanno padrone. Figli dei loro padri, ma anche figli di se stessi. Se li vedi puoi pensare siano felici, e un po' lo sono davvero. vivono di lunghi silenzi, a volte. Vivono di giorni infiniti e notti sempre troppo brevi. vivono, sempre e comunque vivono. bevono e mangiano dell'affetto che ricevono, senza mai chiederne. Perché un pirata non chiede. Un pirata basta a se stesso. Un pirata sa portare da solo la sua barca. Basta un filo di vento, tanto la velocità non conta. I pirati sanno gustare il tempo. l'unica cosa che possiedono.
ci sono sere in cui i pirati si siedono a terra, guardano la luna, e si perdono nei pensieri.. ci sono quelle sere in cui i pirati si sentono un po'soli, anche se soli non lo sono mai, anche se hanno mille cose da fare e mai il tempo di scrivere un lettera.. ci sono quelle sere in cui il tempo se lo prendono. E allora si siedono per terra. Accendono una candela e con quella appicciano un po' di tabacco. Seguono poi le infinite giravolte di fumo, le seguono con gli occhi e intanto sognano mari lontani. L'ultima birra finita da poco, tracannata a sorsi voraci sedute sulle rovine del mondo antico. Gli altri pirati sono già nelle loro brande, ognuno a sognare il proprio mare.. perché i pirati sono così, sono arrivati ognuno con la sua barca da porti diversi. Sono così, un po' attaccabrighe, un po' malinconici. Scrutano il mare, non per trovare ma per il piacere di guardarlo. E se una sera la luna è un po' più luminosa allora si stendono in spiaggia, lasciano la bottiglia di rum e prendono la penna. Troppe le storie che ogni pirata potrebbe raccontare, sono le storie di mare, di donne, di porti, di bottini, storie.. ecco storie che non vanno raccontate, ma vissute.
Quanti morti ci sono? Anzi, no, aspetta, ce lo dici dopo la pubblicità .
Sembrava semplice copertura dell'evento ma più va avanti più le informazioni sul terremoto in Abruzzo si sono trasformate in "giornalismo emotivo": raccolta di storie strappalacrime, saccheggio delle vite, avvoltoi mediatici sulle macerie, primi piani delle lacrime, audio di pianti e lamenti...
A volte il "nero" dello schermo o il silenzio audio sarebbero più dignitosi.
Il passo nel trasformare il tutto in un realitylike è breve. Molti sono i programmi che hanno lasciato il numero verde per fare commentare in diretta l'onda emotiva. Ieri un giornalista Rai diceva "così potete chiamare per dirci come vi sentite" rivolgendosi al pubblico, non alle vittime.
Il passo è breve, appunto.
E poi, per favore, non intervallate con la pubblicità .
uao.. è fatta!
la fine di un capitolo
l'inizio di uno nuovo
ricordando tutto ciò che ho imparato, commuovendomi un po', perché in fondo ora tutto cambia!
LA FINE E' IL MIO INIZIO.
Da Gennaio che non si torna a casa... la primavera praticamente alle porte e siamo già belli dentro il 2009; tutto il tempo guardando avanti... ma forse è giusto dare anche un'occhiata indietro
GRAZIE
Verde. Tendi i nervi della mano destra. Il polso ruota e il lungotevere d'improvviso scorre veloce alla sinistra. Poco prima di ponte Sisto l'asfalto piega verso destra e si apre incredibilmente vuoto. L'aria fredda passa sotto la visiera del casco dimenticata alzata, e allora giochi a far rincorrere le lacrime lungo la guancia. Il gusto della primavera che si avvicina, della giacca di pelle che scalda quanto basta, dei fiori che piovono dagli alberi, della luce che rincorre la sera. Troppo bello per tornare a casa subito, togli il gas, un colpo di freno e in piega su ponte Vittorio. Vasco nelle orecchie che ti ricorda che tocca a te. Tocca a te?! Cioè? tocca fare cosa?! due settimane correranno veloci come le ruote sull'asfalto, veloci da star bene, veloci da restarci male. Laurea e 25 anni subito dopo la curva, una curva cieca che non ti permette di sapere che vi si nasconde dietro. Freno o acceleratore? Arrivato fin qui seguendo i miei sogni, confondendoli con la realtà . Freno o acceleratore?
Salire in groppa ai sogni.. lasciarsi cullare, perdersi sotto le stelle... l'alba ancora lontana, pensieri finalmente liberi che compongono parole rincorrendosi nel freddo pungente del mattino...

così lontano da casa, da così tanto tempo come mai prima, aspetto ancora un attimo prima di riporre il libro, annuso l'odore così familiare di quella carta che sa di vita vissuta, di sogni, speranze, occhi, colori, sapori, sillabe, parole, suoni, frastornanti perdendocisivi... frastornato, ecco... ecco la parola che cercavo... la cercavo giocando nel comporre il futuro tra le nuvole illuminate dalla luna, sorridendo, consapevole che la fine sarà il mio inizio.